Monumento Ai Caduti In Guerra

Notizie e Informazioni


 Monumento ai Caduti di Piazza Vittorio Veneto fu inaugurato il 26 luglio 1925 in ricordo degli 88 militari carlentinesi morti durante la prima guerra mondiale.Il Monumento è in travertino, una roccia calcarea bianco-giallastra proveniente dalle cave toscane di Asciano. Il gruppo scultoreo, un angelo che bacia un soldato, è in bronzo ed è opera di Torquato Tamaggini, direttore della Casa Corinthia di Roma.

Chiesa Rupestre Del Crocifisso

La chiesa rappresenta una tipologia ecclesiastica cosiddetta “rupestre” (grotte o cavità naturali usate come abitazione o luogo di culto), oltre che essere un calzante esempio di convivenza di due culti: quello greco e quello latino. Si tratta di un complesso abbastanza articolato, formato in origine da due vani quadrati simmetrici ed affiancati (VII sec. a.C.) che col tempo ha subito ampliamenti e modifiche.

Allo stato attuale, si accede da un portale datato 1746, ma l’ingresso originario era quello che oggi si presenta come una finestra e che immetteva nel nartece (area destinata ai catecumeni e penitenti), che precede l’ingresso alla navata; nell’ambiente si può vedere un nicchione ad arco con altare, due ossari (XV sec. circa), mentre, al di sotto di una grata sul pavimento, troviamo una cripta con 16 sedili sepolcrali con purificatori (XVI – XVII sec.).

Un breve “ambulacro” (disimpegno che univa i due ambienti) immetteva il fedele alla navata; nella parete destra dell’ambulacro vi è una conca scavata nella roccia che conteneva il “Chantharus” (una sorta di acquasantiera).

L’ambiente della navata è quello che sicuramente affascina di più del luogo, potendo ammirare al suo interno, ancora, pareti quasi del tutto ricoperte con cicli di affreschi a palinsesto che ripercorrono 500 anni di culto e stile. Ciò che più colpisce è sicuramente l’altare di Est (secondo il culto orientale), dove possiamo ammirare uno splendido affresco del Cristo Pantocratore, databile intorno al XIII sec., oltre che la suggestiva parete delle “Mater Domini”, dove i differenti stili e periodi si intrecciano, le pareti Nord e Sud, con i loro cicli di affreschi di Santi, databili tra il XIV e XV sec. e la parete Ovest, la quale conserva un San Cristoforo del XV sec. ed un Cristo viandante del XVII sec.

Il restauro e la valorizzazione

Grazie all’impegno delle associazioni locali di volontariato, che hanno supportato l’inserimento della chiesa rupestre nel censimento indetto dal Fondo Ambiente Italiano e Intesa San Paolo, la chiesa è stata votata come uno dei Luoghi del cuore.[1] Ciò ha favorito l’attenzione verso questo bene e il finanziamento di un primo intervento di restauro, avviato nel 2018.[2] L’apertura al pubblico e la sua fruizione, avvengono secondo date e modalità prestabilite dai volontari, durante tutto l’anno, oltre che in occasione delle giornate primavera del FAI[3]

Chiesa di Roccadia

Secondo gli storici cistercensi, la Regia Abbazia di Santa Maria di Roccadia viene fondata, “alla parte estrema ad oriente della collina di Carlentini in un poggio che il popolo chiama Cummintazzu” nel 1176 come filiazione dell’abbazia di La Sambucina in Calabria.

Probabilmente preesisteva come abbazia benedettina e ad essa il conte Ruggiero avrebbe donato una icona ancora esistente.

Il più antico documento che parla dell’abbazia, risale al 17/03/1220 proveniente da Viterbo e donato da Papa Onorio III. In quel periodo, secondo il volere di Federico II, i monaci dell’abbazia di Roccadia avrebbero dovuto trasferirsi ad Agnone in Contrada Murgo, presso la nuova Basilica del Murgo i cui lavori non furono ultimati. Della Basilica del Murgo, a poche decine di metri dall’arenile di Agnone Bagni, rimangono ancora oggi il perimetro murario e la parete sud, alta circa tre metri; e ben visibile inoltre la parte bassa del portale.

L’Abbazia di Roccadia viene parzialmente distrutta durante la lotta tra Federico II e il papato ma restaurata nel 1263, un altro restauro lo subisce nel 1408 a causa del crollo di una parte non ben precisata.

A causa del terremoto del 1693 il convento di Roccadia viene completamente distrutto. I monaci non potendo riedificarlo a Lentini si trasferirono a Carlentini dove comprarono i ruderi del Monastero della Concezione e vi fabbricarono il nuovo convento.

Solo successivamente l’edificio, insieme ad un vastissimo feudo, fu comprato dal barone Giovanni Riso da Palermo che ne fece una residenza nobiliare. Oggi del sontuoso palazzo e dell’annessa villa Maria Luisa rimane solo lo scorcio della piccola chiesa di Roccadia.

Dopo i restauri, a causa del terremoto del 1990, la piccola chiesa è stata riaperta al culto.

La chiesa di Santa Maria di Roccadia è a navata unica con volta a botte. E’ l’unica parte rimasta della vecchia abbazia circestense poi trasformata in palazzo nobiliare. Nella parte destra della navata si notano ancora gli stipiti e l’architrave della porta che metteva in comunicazione la chiesa con il resto del complesso conventuale. Nei due altari laterali le tele, del ‘700, sono di San Filippo Neri a destra e della Sacra Famiglia con Sant’Anna, San Gioacchino e San Bernardo a sinistra.

L’organo a canne custodito nella chiesa è un’opera pregevolissima del ‘700 ma di autore sconosciuto.

All’interno si è sempre venerata un’antichissima icona raffigurante la Madonna che con la mano destra tiene un melograno mentre con la sinistra sorregge Gesù giovanissimo.

Il pregevolissimo quadro viene ritenuto dono di re Ruggero ai monaci dell’abbazia. L’antichissima icona della Madonna del Melograno si trova ancora oggi nella chiesa di Roccadia.

Piazza Felice Cavallotti

La piazza antistante la chiesa di S.Anna è intitolata a Felice Cavallotti . Cavallotti nasce a Milano nel 1842 e muore a Roma nel 1898, giornalista grammaturgo e uomo politico italiano esponente del primo redicalismo in italia.

Partecipò come volontario Garibaldino all’impresa dei Mille e alla campagna di guerra in trentino del 1866. Fu eletto deputato nel 1873.,

La piazza ospita un piccolo museo archeologico, inaugurato durante la sindacatura del dott.Gaetano Failla.

Chiesa del Carmine

La chiesa del Carmine è situata in Piazza Francesco Crispi.In origine era un complesso conventuale del Carmine,con l’annessa chiesa sotto il titolo di Santa Maria degli Angioli.Le fonti affermano che fu costruita nella prima metà del XXVII secolo o addritura a partire dal 1563 e poi abbandonato.In seguito, nel 1614 fu occupata dai padri riformati di San Francesco.Il convento fu poi distrutto dal terribbile terremoto del 1693 e in seguito fu anche l’unico ad essere ricostruito.

Requisito dallo stato in seguito alla legge dal 1868 sull’ espoizione dei beni ecclesiastici,un’ ala del convento fu definitivamente chiusa per essere riaperta poi ufficialmente solo nel 1946 grazie all’ arrivo in città di una comunità di Padri Carmelitani scalzi. il convento per molti anni ha ospitato anche alcune aule della scuola elementare, fino alla chiusura, per inagibilità,in seguito al terremoto del 13 Dicembre del 1990.

Il portale della chiesa, con timpano spezzato sormontato da un finestrone rettangolare,è del 500 e ai lati è arricchito da due altorilievi raffigurati San Francesco e San Bernardino.Sul lato destro del prosetto si alza una torre campanaria con merli di ghibellini. All’interno si conservano un crocifisso molto pregato e l’ organo a canne del 1742,che occupa lo spazio sopra l’ altare maggiore della Chiesa Madre.

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Chiesa Sant’Anna

In piazza Felice Cavallotti si affaccia la Chiesa intitolata al Cuore Immacolata di Maria e S.Anna , edificio di recente costruzione progettato dall’ing.Carmelo Minniti di Siracusa.

Eretta parrocchia il 3 Dicembre 1961 dall’arcivescovo di Siracusa Mons.Ettore Baranzini,la nuova chiesa è stata consacrata il 3 Dicembre 1974.

Affiancata al prospetto la torre campanaria alta 13 m . La Chiesa di S.

Sacramento a destra.L’interno è ricco di pitture sul legno,realizzate nel 1982 dall’artista Luciano Bartoli di Trieste. Sulla balconata sono raffigurati i Misteri del rosario in forma simboliche, con didascalie prese da un’antica preghiera mariana irlandese.Sulla navatella penitenziale Via crucis con 14 pannelli accompagnati da didascalie. Altri due dipinti a a destra raffigurano

la famiglia di Nazaret, sotto la protezione di S.Anna il primo, e i due padroni d’Italia, S.Francesco e S.Caterina da Siena , il secondo.

Nella cappella del sacramento un’opera degli architetti G.Grasso, G.Vitali e S.Erba che raffigura il mistero dell’eucarestia.Sulla parete in fondo dietro l’altare c’è una grande composizione ottagonale con al centro il volto di Cristo e intorno 8 motivi che richiamavano il mistero pasquale, annunziato dai profeti (Isaia,Geremia,Giona ed Elia) è descritto dagli Evangelisti (Matteo,Marco,Luca,Giovanni)

Le mura Urbiche

La nuova città di Carlentini, fu progettata come una piazzaforte inespugnabile. Il suo progetto, non obbedì alla logica delle perfette forme geometriche, proposte da molti teorici e ingegneri militari dell’epoca, sulla costruzione di una nuova città. Il tracciato della cinta muraria non persegue perfette forme geometriche, ma si adegua alla morfologia dei luoghi. Si rifà quindi alla tradizione classica, ispirandosi al principio, che nessuno spazio libero e utile, doveva essere lasciato al nemico.
Una documentazione storica, ci fornisce qualche notizia sulle prime attività di fondazione e sul progetto originario dell’impianto urbano. Nel 1550 il conservatore del regio Patrimonio Andrea Arduino, accompagnato dall’ingegnere Pietro Prado, si recò, sul colle Meta «et fece stabilire le strade cioè, le doe maestrea quaranta palmi larghe l’una (10 m.) et le contrastrade a palmi 28 (7 m.), et se fece opera che alconi citadini donaro principio et piglaro loco in detta nova habitacione et se tiene per certo che per esser’ de aer’ saluberrimo, d’esitu fortissima et accompagnata de molti altri boni parti, presto venerà a popularsi, … et non si aspetta altro che darsi principio alla moragla de la fortificatione la quale vostra eccellencia potrà fari incomenzari».Il progetto del Prado, manifesta, una profonda differenza culturale, forse anche dovuta ai tempi di realizzazione, tra le fortificazioni murarie e l’impianto urbano.

Carlentini

Carlentini (Carruntini in siciliano) è un comune italiano di 17 741 abitanti della provincia di Siracusa in Sicilia.

Cittadina situata in una collina sull’altopiano confinante con la più grande Lentini, a ridosso della Piana di Catania, in vicinanza del Lago di Lentini e alle pendici del Monte Pancali e dei Monti Iblei.

È rinomata per la produzione dell’Arancia Rossa di Sicilia (IGP), insieme con le città di Lentini e Francofonte

l nome della città si lega alla vicinanza col comune di Lentini. Il viceré Giovanni De Vega nel 1551 fondò una città nuova in onore dell’imperatore Carlo V, con decrero imperiale in Madrid il 31 agosto 1551 perché fosse la “Lentini di Carlo”; da ciò Carlentini. ” Cesarea et inexpugnabilis” motto della città riportato nel gonfalone di città autorizzato con decreto del Presidente della Repubblica, nelle insegne di città e non comune, secondo le norme vigenti del Cerimoniale di Stato.

«Da Lentini sono salito sulla sommità della collina, posta ad est di questa città. Qui ho trovato la città moderna di Carlentini, situata due miglia dall’altra e chiamata così perché fu fondata da Carlo V nel 1550 circa. Oggi la città cade in rovina: le sue porte, le mura, sebbene molto spesse, si stanno distruggendo. Le abitazioni, dal famoso terremoto del 1693, hanno soltanto il pianterreno e sono completamente degradate per la miseria degli abitanti e per lo spopolamento del luogo. Quando il padrone di casa muore senza figli, gli eredi portano via il mobilio e abbandonano la casa, che non possono affittare perché scarseggiano gli abitanti: al mio arrivo trovai appena 120 persone. Anche Lentini sta scomparendo: c’erano soltanto quattromila anime. L’aria insalubre, il malgoverno, a cui nessuno pone rimedio, sono le principali cause: è sempre più facile fuggire da un paese piuttosto che purificarne l’atmosfera o risanarne l’amministrazione.»

Chiesa Di San Sebastiano

A pochi metri da Piazza Diaz, percorrendo verso nord via Cavour, si giunge alla piccolachiesa di San Sebastiano ricostruita dopo il terremoto del 1693.L’edificio solo recentemente è stato ristrutturato modificando l’originaria semplicità della linea architettonica della struttura.               E’ ad un’unica navata, sopra l’Altare Maggiore la cappella che conserva il simulacro di San Sebastiano risalente agli inizi del 700.Gli unici due altari sono dedicati, quello di sinistra a San Giuseppe Giusto quello di destra a San Biagio.Appena entrati, subito a destra, un dipinto raffigurante Santa Lucia e a sinistra una sculturaraffigurante il Cristo Crocifisso.

Piazza Armando Diaz

La piazza Armando Diaz è la più importante di Carlentini.

La Piazza Armando Diaz è il salotto della città : in essa bambini , giovani, adulti, amano trascorrere ore durane la bella stagione .

L’attuale aspetto della piazza risale ai primi decenni del XIX sec.

Alcuni edifici prospicenti vicino a piazza furono distruti dal terremoto del 1693 e rimasero diroccati per più di 100 anni. Furono ricostruiti solo a partire dell’ 800 .olti dei palazzi che circondano la piazza appartenevano alle famiglie che avevano in mano il potere politico ed economico della città . Inizialmente denominata piazza Municipio , fu intitolata ad Armando Diaz il 17 Marzo 1928. Nella piazza troneggia IL PALAZZO MUNICIPALE costruito sopra le vecchie carceri , nella prima metà del’ 800 .Modificato ed abbellito nel 1876 , fu poi ampliato alla fine dello stesso secolo dal sindaco Carmelo Scavonetto .

Sopra la mensola della finestra centrale del piano superiore dell’ edificio , campeggia il leone rampante coronato, simbolo della città.

Il prospetto è complementato dalla torretta con l’orologio